Intervista a Billy

 

Intervista di Riccardo Cappelli, pubblicata sul numero 243 di Chitarre (maggio 2006)


Iniziamo parlando del nuovo album dei Niacin...

Si, Organik, proprio l’altro giorno l’ho fatto ascoltare ad un mio amico, erano un paio di settimane che non lo sentivo. A volte, quando lavori davvero sodo a un disco, nel momento in cui l’album è terminato capita di stare un po’ di tempo prima di riascoltarlo, ma ti devo dire che è davvero un disco selvaggio! [risate]. Il primo pezzo, "Barbarian At The Gate", è davvero impossibile da suonare.


Si, quella o “Blisterine” per esempio, sono pezzi che ti attaccano al muro e che ti fanno chiedere: com'è possibile?

Beh, è sempre una sfida, è sempre difficile, ma suono da tantissimo tempo e ho suonato su un sacco di dischi. Spesso gli artisti tendono a fare pezzi sempre più facili e sempre più leggeri man mano che invecchiano, canzoni d’amore, brani romantici, beh, io ho in un certo senso fatto l’opposto, andando verso brani sempre più difficili, più heavy, brani più hard [risate]. Ma mi piace così perché amo la musica heavy, complicata. Fintanto che è musicale e divertente, per me ha un senso. Sai, amo talmente tanti generi musicali diversi! Nel mio iPod ho di tutto, da Sinatra ai Judas Priest; se ti facessi un elenco completo non ci crederesti: ogni tipo di musica che tu possa immaginare. I miei gusti sono molto ampi: invecchiando, e dopo aver suonato per tanto tempo, ho bisogno di essere stimolato. Anche suonare con Steve Vai è una vera sfida, un pezzo come "Freak Show Excess" è davvero tosto.


Come lavorate alla composizione dei pezzi? Ognuno porta dei brani con le parti già scritte o nascono semplicemente da jam in studio?

Con i Niacin, lavoriamo alla stesura dei brani io e John Novello. Lui arriva con un’idea, a volte già quasi completa, e poi mi dice: "Fai quello che ti pare". Quindi è tutto molto libero. Dopodiché facciamo venire Dennis Chambers e gli facciamo ascoltare il demo con i sequencer, le drum machine, ma anche a lui diciamo: "Fai qualunque cosa ti venga in mente". E lui se ne esce con quelle sue parti strabilianti. Per me Dennis è come Hendrix, è incredibilmente bravo.

È fantastico, l’ho visto suonare tre tempi differenti contemporaneamente, davvero impressionante.

Si, è eccezionale, e riesce a farlo senza alcuno sforzo, mantenendo sempre il groove ed è... mi domando come un batterista possa fare quelle cose senza pensarci e riuscendo a non essere per niente teso, ma Dennis è talmente sciolto che può andare in undici e in otto contemporaneamente, riuscendo a fare alzare la gente in piedi per ballare: è straordinario. Ha un grandissimo groove e, come hai notato, in questo disco suona delle parti spettacolari. L’amico di cui ti dicevo prima, al quale ho fatto ascoltare il disco, è Patrick Caccia, il batterista di Eric Sardinas: non conosceva la nostra musica e alla fine del cd era senza parole [risate fragorose].


Che mi dici invece delle registrazioni, avete suonato "live in studio"?

Non sempre, sfortunatamente non avevamo abbastanza tempo a disposizione. Ma, dopo aver fatto tanti dischi, spesso mi siedo nella control-room, mentre il batterista è nella sala grande, e suono insieme a lui; in seguito, a volte torno ad aggiustare qualcosa, perché bisogna sempre avere la traccia di batteria prima di tutto. Quindi, in questo caso, Dennis aveva fatto le sue cose ed io dovevo suonare in seguito, cercando d'immaginarmi come se lui stesse davvero suonando in studio. Comunque è facile ottenere un feeling davvero organico e una vera impronta live, perché ho fatto una gran quantità di dischi in cui stavo solo nella stanza a registrare la mia parte. Perciò riusciamo ancora a farla sembrare una registrazione in diretta. Ma la vera sfida è quando andiamo a suonare dal vivo questo materiale, perché ognuno si è precedentemente imparato le proprie parti singolarmente, e suonare dal vivo tutti insieme è un mondo completamente differente: la musica acquista nuova vita, quindi è sempre una cosa interessante da vedere.


Considerata la componente jazz-fusion che i Niacin evidenziano in diversi brani, ritieni che suonare in questa band ti abbia aiutato a sviluppare il lato jazzistico del tuo modo di suonare o avevi già suonato jazz in qualche formazione precedentemente?

Beh, senza dubbio questa band è più fusion rispetto ai gruppi di cui ho fatto precedentemente parte, ma ero già addentro alla fusion molti anni fa: i primi King Crimson, i primi Genesis, la Mahavishnu Orchestra, suonavo quella roba già negli anni settanta e sono stato un grande fan di tutto quel filone musicale per anni, filone che in un certo senso ho abbandonato per vent'anni e poi ripreso. Alla fine credo di aver suonato probabilmente in ogni stile: dal country dei Byrds, dei Buffalo Springfield e dei Poco, con slide e tutto il resto, al Texas-boogie degli ZZ Top; dai Grand Funk Railroad, che erano più funk rock, fino al puro hard rock dei Led Zeppelin.


Restando in tema di varietà musicale, "Super Grande" mi ha fatto venire in mente i Return To Forever o comunque un certo mood latino; qual è il tuo rapporto con la musica latina, considerato che a volte hai anche detto che ti piacerebbe suonare con Paco De Lucia?

Si, il tuo riferimento a "Super Grande" è azzeccato. Poter suonare con Paco è uno dei miei sogni. Ricordo che ero molto giovane, a Buffalo, New York, e un amico messicano di mio padre aprì un ristorante messicano; in quell’occasione assaggiai per la prima volta il cibo messicano super piccante. È una cosa che ricorderò per sempre e ho sempre associato quell’episodio alla musica latina. Quando è uscito il primo album di Santana, alla fine degli anni sessanta, ho vissuto fino in fondo quel disco, lo mettevo ogni giorno, ascoltandolo di continuo e tirandone giù tutte le parti, non solo di basso, ma quelle dell’organo, della chitarra, del flauto; trasportai qualunque parte di quel disco sul mio basso. Ero davvero preso da quelle cose e, in seguito, ci furono un paio di altre cose latine che mi impressionarono quando andai in tour con gi UFO in Spagna. Ebbi un nastro di Paco De Lucia, di cui ho il cd nel mio iPod, ed era un disco di flamenco molto tradizionale, con il cantato, i battiti di mani e tutto il resto, e me ne innamorai immediatamente; perché il flamenco e la musica latina sono musiche molto ritmiche, e richiedono un’ottima tecnica per poterle suonare. Alcuni tipi di musica, come il pop in generale, puoi essere in grado di suonarli anche con una tecnica minima, mentre con il flamenco devi lavorare sodo per suonare come si deve


Steve Stevens è molto bravo a suonare il flamenco.

Si, è vero, l’ho sentito ed è fantastico. Il flamenco è completamente un altro mondo e ne sono sempre stato affascinato, per esempio amavo anche i Gypsy Kings; quando uscirono ero un loro grandissimo fan, anche se ora sono diventati un po' troppo commerciali; all’inizio erano fantastici, ma ora sono troppo pop: "volareeeee" [canta], sai la conosci di sicuro... Ma all’inizio fecero del materiale davvero forte, con dei grandi chitarristi; una volta sono stato anche a vederli da vivo ed erano strepitosi. Perciò il flamenco rappresenta una grossa fetta della musica che amo, e che riesco ad inserire all’interno dei Niacin. Anche Dennis ha questo grande latin groove perché ha suonato col pianista cubano Ponzalo Rubalcaba, che è semplicemente un genio del tempo e del ritmo. Così vengono fuori davvero delle belle cose.


Parlando della tua strumentazione, il tuo setup è sempre lo stesso ormai da molti anni, cioè Yamaha e Ampeg; nei tuoi differenti progetti – Niacin, solo, Steve Vai – usi sempre lo stesso suono e, se no, come lavori per ottenere un suono differente in base al tipo di musica che stai suonando?

In realtà cerco di ottenere il suono adatto alla musica che sto suonando nella maniera più semplice e veloce possibile. A volte uso un Pod direttamente nel banco di regia, a volte registro diretto nell’ampli; in un disco sono passato dal Pod nell’ampli. Ecco, ognuna di queste tre combinazioni va bene, quindi qualsiasi cosa mi permetta di riuscire velocemente a sentire quello che sto suonando e che mi permetta di sfruttare normalmente la mia tecnica: appena arrivo a questo, via! Sai, non sono realmente interessato al suono super effettato: una volta che ottengo ''quel' suono, poi basta aggiustare gli alti, i medi e i bassi. Inoltre, anche le mie mani hanno un suono, dopo aver suonato per tre o quattro decadi! Per esempio quando ho fatto il tribute ai Rush con Mike Portnoy, il batterista dei Dream Theater, Mike stava ascoltando e non vedeva il mio ampli, perché era in un’altra stanza, cosi mi ha detto: "Ehi, questo è lo stesso suono che avevi a Brooklyn quando andai a vedere i Talas, hai lo stesso ampli?" Ma in realtà avevo un piccolissimo ampli da quattro soldi. Anche con questo Roland Cube che uso per scaldarmi, ho più o meno lo stesso suono che ho con il grosso stack che uso dal vivo! [risate] Mi ricordo una storia famosa riguardante Ted Nugent ed Eddie Van Halen: Ted voleva provare l’ampli di Eddie suonando la sua chitarra, e non suonava affatto come Eddie; [risate] e lo stesso fece Eddie con la roba di Ted, e ovviamente non suonava come Ted, quindi è proprio vero. E per esempio puoi dire "questo è Jaco" sentendolo suonare, indipendentemente dall’ampli che usava. Non era l’ampli che suonava in quel modo, era il suo suono. Ogni musicista dopo cinque, sei, forse dieci anni, sviluppa un suono nelle proprie mani, che cresce poi nel corso degli anni e che diventa caratteristico del musicista stesso.


All’inizio del 2005 era uscito anche Cosmic Troubadour, il tuo secondo album solista per la Favored Nations, disco metà strumentale e metà cantato; pensi di sviluppare questa nuova veste nei tuoi prossimi progetti?

Si, mi piace cantare. Canto molto, ma mi rendo anche conto che in realtà alcune persone preferiscono ascoltarmi come bassista, sai, della serie "shut up and play your bass!" [risate fragorose]. Così non cerco di forzare, provo a bilanciare le due cose. Credo che un sacco di artisti facciano degli errori pensando che la gente apprezzi tutto ciò che fanno. Questo è sbagliato ma capita spesso, e a volte è un problema, perché gli artisti vorrebbero sempre cambiare ma i fan: "No, no, fai le cose che ci piacciono, non fare niente di nuovo"... E come fan anch'io mi comporto allo stesso modo: ci sono artisti che hanno fatto grandi dischi e a volte, quando escono nuovi album, preferisco ascoltare quelli vecchi. Quindi capisco perché questo succede e cerco di tenerne conto. Così, se canto qualche brano, cerco di tenerlo separato da quello che faccio dal punto di vista strumentale come bassista; e cerco di combinare le due cose meglio che posso, allo stesso tempo non voglio fare un disco interamente cantato. Il primo album, Compression, era più sperimentale: non avevo mai fatto un disco solista prima e non avevo ben chiaro cosa stessi facendo; inoltre avevo praticamente suonato tutto da solo. Ma per Cosmic Troubadour è stato come registrare un disco con una band. C’è un vero batterista, ironia della sorte l’ex batterista di David Lee Roth, Ray Luzier, che è stato con David per molti anni: grande b atterista e grande persona, e sul disco ha fatto un lavoro straordinario… Si, mi piace cantare, ed ho trovato un fantastico insegnante di canto a Los Angeles: è il migliore, è molto costoso ed è molto difficile trovarlo libero; lavora per gente come Bjork, Tori Amos, Janet Jackson, Ozzy Osbourne, i migliori e i più importanti cantanti del mondo. Ho cantato tutta la vita, nella maggior parte delle band in cui sono cresciuto suonando nei bar; e nel mio iPod ci sono principalmente gruppi vocali: Three Dog Night, Crosby Stills and Nash, Hollies, gruppi in cui le parti vocali erano armonizzate a tre voci, gente come i Kansas; ed io ho sempre cantato le parti basse o quelle più 'scorticate'!


So che Simone Sello, collaboratore di Chitarre, ha contribuito alla lavorazione del tuo ultimo disco: ha suonato la chitarra o che altro?

Si, Simone è un mio ottimo amico e mi ha salvato molte volte quando avevo problemi di computer [risate]. Inoltre è un brillantissimo arrangiatore e un artista davvero unico, contribuisce a tutto quello che faccio dandogli un sapore completamente differente. Sul disco ha suonato un po’ di chitarra su un brano che si chiama "Hope", una specie di ballad per basso, curandone anche le parti degli archi. Sono molto contento di lavorare con lui e continuerò a farlo in futuro. L’ho conosciuto alcuni anni fa tramite Steve Vai e lavoriamo assieme da quattro-cinque anni; devo dire che riesce a fare cose che io non sono assolutamente in grado di fare [risate fragorose].


Pensi di andare a riproporre dal vivo il tuo materiale solista?

Probabilmente si, non sono sicuro quando potrò farlo e chi potrò assoldare, ma è senz’altro nei miei piani; mi piacerebbe uscir fuori e fare degli spettacoli a nome mio.


In questo caso suoneresti soltanto il basso o anche qualcos’altro?

Suonerei il basso, un po’ di chitarra, e prometto che non poserò il basso e la chitarra per cantare [risate]: mi sentirei nudo a stare su un palco senza uno strumento. Vorrei fare brani dei Talas, di David Lee Roth, dei Mr.Big, dei Niacin, pezzi dei miei dischi solisti, ognuna delle cose che ho fatto. Sai, penso che potrebbe venir fuori una cosa interessante.


Parliamo un attimo di questo lunghissimo tour con Steve Vai: considerato che suoni ad orecchio, quanto è difficile per te imparare le parti che Vai scrive per ogni strumento, per esempio in brani come "Freak Show Excess" che hai citato prima?

È stata dura ma ce l’ho fatta e mi ricordo che ho videoregistrato le mie mani mentre suonavo quel brano, in modo da poterlo rivedere in seguito per ricordare che diavolo avessi fatto durante registrazioni del disco; ma comunque ho imparato tutto ad orecchio. Un sacco di gente mi scrive e-mail chiedendomi: "mi potresti mandare le partiture o le intavolature per quel brano?" Ma io ovviamente non le ho e spesso rispondo: "Sapete cosa dovete fare?imparate ad orecchio!" Perché s'impara molto di più che ad avere le partiture già scritte. In un certo senso dar loro le trascrizioni significa far loro del male; perché alcune delle migliori avventure che ho avuto come musicista le ho avute sedendomi e cercando di capire come erano state suonate delle parti, mandando avanti e indietro il disco, rallentandolo per scoprire tutti i suoi trucchi. È dura ma dà più soddisfazione e allo stesso tempo allena il tuo orecchio. Così quando qualcuno suona qualcosa e tu lo ascolti saprai dove va a parare perché lo avrai imparato ad orecchio. Credo che la miglior cosa sia comunque una buona combinazione tra il suonare ad orecchio ed il saper leggere la musica. Tony MacAlpine è in grado di leggere qualsiasi cosa oltre ad avere un orecchio incredibile: se per esempio tiro fuori un suono qualunque come questo [picchia su un termosifone], lui ti dirà immediatamente: "questo è un mi bemolle" [risate] Qualunque suono o rumore lui senta, è in grado di dirti che nota è; qualsiasi cambio di accordi lui te lo dirà all’istante, semplicemente ad orecchio. Ed inoltre è in grado di leggere brillantemente musica molto complessa. Questo sarebbe il sistema preferito, e a volte mi piacerebbe essere in grado di farlo. Ma suonare ad orecchio è stata un’ottima cosa per me e cerco di spronare la gente a farlo di più


È uscito un nuovo cd/dvd del G3 e ti volevo fare una domanda al riguardo: un paio d’anni fa, in un’intervista al nostro giornale, ti lamentavi rispetto a Joe Satriani, perché non ti faceva salire sul palco per la jam finale; in questo caso, nella jam finale, canti “La Grange” degli ZZ Top: le cose sono andate meglio in questo tour giapponese?

Beh, sai, è solo la mia opinione, ma penso di non essere una grande star. Però ci sono alcune cose che il pubblico ama, come quella di vedere tutti quanti suonare assieme, e credo che sia una bella cosa, no? Quindi non farlo, qualunque ne sia il motivo, penso che non sia molto carino verso una parte dei fan. Vedi, Joe ha diritto di gestire il G3 come gli pare: è proprietario del nome G3, è il suo show e decide il bello e cattivo tempo all’interno del G3. Dio lo benedica! Ma in Giappone era fin troppo ovvio che io dovessi salire sul palco per la jam finale, perché con i Mr.Big abbiamo venduto almeno venti volte più di quanto abbia fatto Joe! [risate] Quindi sarebbe stato piuttosto stupido da parte sua lasciarmi seduto nel backstage mentre loro suonavano. Ma va bene, auguro il meglio a Joe, non mi sta antipatico, penso che sia una brava persona ed un grande chitarrista; semplicemente credo che sarebbe meglio per i musicisti e per il pubblico fare una jam finale tutti insieme. Il primo G3 fu fantastico. Stu Hamm era sul palco insieme a me con Petrucci, Vai, Satriani e la gente era entusiasta quindi non capisco il perché di questo cambiamento, mah...


È vero che quando suonavi nei Talas, nei primi anni ottanta, una volta gli U2 hanno aperto per voi?Che cosa ricordi di loro all’epoca?

Si, sul mio sito c’è una clip di un recente discorso di Bono a Buffalo che dice "abbiamo suonato la prima volta a Buffalo vent’anni fa, e probabilmente tra il pubblico c’è gente che ci ha visto quella volta perché aprivamo per i Talas". È una storia vera, ricordo che erano davvero ragazzi alla mano: ci ringraziarono per il camerino e cose di questo tipo. Quindi sono contento di vedere che non si sono venduti, è bello vedere gente che non si monta la testa. Pensa che il nostro manager all’epoca, Harvey Weinstein, ora è diventato una delle persone più importanti nel mondo cinematografico: ha creato la Miramax e ha vinto qualcosa come venti Oscar; ed era il nostro manager! [risate]


Fu tramite i Talas che entrasti in contatto con i Van Halen, aprendo i loro concerti; a parte la chiamata di David Lee Roth per entrare a far parte della sua band, è vero che anche i Van Halen ti avevano chiesto ripetutamente di andare a suonare con loro?

Per molti anni ho negato, però si, è vero, mi avevano chiesto di entrare nel gruppo e avrebbero buttato fuori Michael Anthony. È una cosa piuttosto strana perché amavo i Van Halen, mi sarebbe piaciuto farne parte, ma volevo che ci fosse anche Michael. E per anni quando la gente mi ha fatto questa domanda ho sempre detto che non era vero, perchè non volevo che Michael ci rimanesse male. Sai, era piuttosto imbarazzante sapere che lo volevano buttare fuori e Michael è un ottimo musicista e un grande cantante...


Specialmente le sue armonie vocali sono fondamentali nel sound del gruppo...

Sono d’accordo, ma nonostante tutto mi avevano chiesto di entrare nei Van Halen. Eddie me l’ha chiesto un paio di volte ma la cosa non è mai andata in porto ed in un certo senso che sia andata così perché ci sono troppi casini in quel gruppo! [risate]


Bah, io li ho visti nel 2004 a Chula Vista, vicino San Diego, e ci sono rimasto proprio male nel vedere quanto fossero disuniti e come Eddie fosse irriconoscibile.

Beh, io li ho visti quando erano al loro meglio: negli anni ottanta suonammo insieme per quaranta spettacoli e anche quando avevano una serataccia erano come minimo spettacolari, fantastici. Amavo quel gruppo ed è un grande onore il fatto che abbiano preso in considerazione di prendermi a suonare con loro; tutta la band era straordinaria.


Speriamo che ritornino come un tempo...

Non penso che potrà succedere, sai, ed è un vero peccato. Non credo che Eddie suonerà ancora per molto, la sua salute non è buona e… beh, spero che si ripulisca e smetta di fumare. Dopo avere avuto il cancro io avrei smesso di suonare. Mia madre ha fumato tutta la vita ed ha visto morire tutti quelli che conosceva perché lavorava in un ospedale per tumori a Buffalo. Poi mio padre morì e finalmente un giorno, dopo aver fumato per sessant’anni, mia madre ha preso la sigaretta e l’ha buttava via dicendo “devo smettere”. E così fece. È pericoloso.


Fammi un paragone tra le versioni live della David Lee Roth Band, dei Mr.Big, dei Niacin e dell’attuale band di Steve Vai.

Beh, tutte hanno delle somiglianze e delle differenze. Con David Lee Roth, lo spettacolo era il suo, la band era la sua, voleva che il suo spettacolo fosse in una certa maniera e aveva ragione. Sono contento che lo spettacolo fosse come voleva lui, perché credo che fosse un genio. Pubblicò un disco di successo, con relativo tour di successo, e speravo che potesse continuare in quel modo ma quando arrivò il momento di Skyscraper le cose andarono diversamente, sono cose che capitano. Comunque era la sua band e sono felice di averne fatto parte. I Niacin sono una collaborazione tra me e John Novello, ma Dennis ha una personalità molto forte e noi gli diamo completa libertà; quindi questa è una situazione molto più bilanciata. I Mr.Big erano una band partita da me e, guardando indietro, probabilmente avrei dovuto esserne il leader; sfortunatamente commisi l’errore di dire che ognuno era il leader, dando il calcio d’inizio al caos...


Quando i Mr.Big si sciolsero ci furono un sacco di conferme e smentite su come realmente andarono le cose; è vero che ad un certo punto ti licenziarono?

Si, verso la fine mi mandarono un fax in cui mi dicevano che mi avevano licenziato. In seguito mi chiamarono dicendomi che mi rivolevano nella band, ma io risposi “sapete cosa? Dovremmo scioglierci, perché c’è troppo casino a livello personale. Facciamo un tour d’addio e poi finiamola lì”. Perché, sai, odiavo il fatto di cambiare i membri di un gruppo. Quando Paul se ne andò.. io stesso come fan quando vedo cambiare qualche membro di un gruppo non lo sopporto. Così pensai "è terribile!". Ma non c’era altro da fare. Se ne andò perché non voleva più essere coinvolto in quel caos. Richie Kotzen è stata un’ottima scelta, è un grande chitarrista e si era inserito nella band perfettamente. Ma non era più la band originale. Era sempre un grande gruppo, ma non era la band originale, cioè Paul, Eric, Pat ed io; quelli erano i Mr.Big. Comunque, dovemmo fare purtroppo quella sostituzione e, quando mi licenziarono, avevano già preso addirittura un altro bassista. Credo che in seguito si resero conto dell’errore ed andarono a fare il tour promozionale in Giappone in tre, senza di me, ed ebbero davvero dei momenti difficili! [risate] C’era chi piangeva, chi dava di matto, non fu affatto una cosa piacevole. È finita in modo triste, ma abbiamo fatto dei grandi dischi e dei fantastici tour, ho degli ottimi ricordi.


Ricordo che nel ’93, quando vi vidi aprire per gli Aerosmith, restai a bocca aperta e pensai "gli Aerosmith dovranno fare un gran concerto se non vogliono sfigurare!"

[risate fragorose] Beh, rischiammo di non finire quel tour, perché suonavamo sempre a quei livelli, ogni sera la risposta del pubblico era ottima e c’era sempre qualcuno che diceva "non voglio che questi ragazzi aprano per noi".. la nostra fortuna fu che avevamo Kevin Elson al front-mix e il sound era ottimo. Kevin era il nostro produttore, oltre che uno dei migliori compositori del mondo, così un giorno alcune persone dell’entourage degli Aerosmith vennero da noi e ci dissero "vi dispiacerebbe se Kevin venisse a farci il soundcheck?". Dopodiché ci dissero che Kevin avrebbe fatto anche i loro suoni, così lui finì a fare i suoni per entrambe le band. Questa è la storia riguardo al tour con gli Aerosmith. In seguito, alla fine del tour, quando i Mr.Big continuarono per conto loro, Kevin andò avanti con gli Aerosmith ancora per un po’. Questo è tutto. Non che ci fossero dei rancori da parte nostra, perché gli Aerosmith sono una band talmente grande. Io li adoro.


Come riesci, dopo oltre trent’anni di concerti, a restare quell’animale da palcoscenico che tutti conoscono?

[risate] Beh, ho iniziato a suonare dal vivo intorno al 1969, ma amo ancora suonare, amo ancora la musica, ho diecimila canzoni nel mio iPod, suono tutto il giorno e non faccio uso di droga, non prendo neanche l’aspirina. Ogni tanto mi piace bere un po’ di vino, ma niente droghe, mi piace mantenermi pulito. Sai, non c’è nessuna sensazione al mondo più bella di quella che provo stando sul palco. In situazioni come questa, suonando con Steve Vai.. io e Steve siamo carissimi amici; tutti nella band siamo amici, ci facciamo un sacco di risate sul pullman e non circolano droghe, niente stranezze. Io e Tony beviamo qualche bicchiere di vino ma gli altri ragazzi sono astemi. Stiamo veramente bene e questo ci aiuta a mantenere l’attitudine giusta per salire sul palco e divertirci davvero. Amo suonare, suono di continuo anche quando sono a casa da solo, ho bassi e chitarre per tutta casa, ne prendo uno e vado in terrazza, di notte, guardo le stelle e suono… la gente dice "quali sono i tuoi hobby, cosa fai quando non suoni?" e io rispondo "niente, sto sempre a suonare!" [risate] credo che questo sia importante per i musicisti più giovani, cioè il fatto di sviluppare veramente quel desiderio, quell’ardente desiderio di suonare.


È questo il segreto per sviluppare la propria attitudine sul palco?

Penso di si, devi avere quel desiderio, devi fortemente voler suonare, che è una cosa più importante di voler diventare una star, più importante di fare soldi, più importante di avere una hit in classifica, più importante di ogni altra cosa. Se ami suonare, questo ti porterà nella giusta direzione per la tua carriera. Almeno credo, perché questo è tutto quel che ho. Vengo da Buffalo e probabilmente nessun altro proviene da quella città! [risate] In qualche maniera ora sono in Italia e c’è voluto un lungo cammino per arrivare da là nel vostro paese. Ma la cosa che realmente mi ha portato qui è semplicemente l’ardente desiderio di suonare e di continuare a farlo.




Sito ottimizzato per risoluzione di 1024x768 (o superiore) - Realizzato da FM - Ultimo Aggiornamento 02/03/2011